L’arco.
Lungo le mura di Pisa, dietro Piazza Santa Caterina, vi è un arco. Probabilmente si trattava di una antica porta, dubito che fosse un accesso importante.
Al giorno d’oggi si tratta di un pertugio nelle mura verso le quale indirizzare il traffico cittadino per fare uscire le auto dal, benestante, “centro storico”.
Il semaforo.
Di fronte al buco nelle mura vi è un semaforo che non dirige alcun incrocio. Si limita ad evitare che le auto sostino, in coda.
Non è un semaforo di quelli che creano disturbo alla quiete pubblica, quelli che ti fanno rimproverare dal capo, ingiuriare dalla maestra o fare una terribile figura con la ragazza. E’ un semaforo decisamente mite, di fronte al quale mi fermo volentieri.
L’ignorante.
Capita, matematicamente, che, fermo ad attendere il verde il pilota della macchina dietro decida di superare sgommando e bruci il semaforo per fermarsi esattamente 50 metri davanti alla mia Panda, ad attendere di proseguire, in coda, a passo d’uomo.
Ovviamente viene voglia di andargli dietro, affiancarlo, e fargli notare, in modo più o meno gentile a seconda dell’umore, quando privo di significato e stupido sia il suo gesto.
La Panda.
Tuttavia, ogni volta, il semaforo mi ricorda che, è facile, al fine di dimostrare l’errore nel comportamento altrui, finire per commetterlo a nostra volta.
E la piccola panda rumoreggia, indispettita, attendendo che il semaforo cambi colore.




Ci hanno semplicemente fregato. Hanno imbottito la stessa aria che respiriamo di slogan vuoti e penetranti con le più sibilline tattiche da guerriglia mediatica, facendoci spendere energie e pensieri dietro ad obbiettivi falsi.

